• 1

Visita Lanzo.

La Torre di Challant.

Le scalinate poste a nord di Piazza Gallenga o, in alternativa, la chintana che parte da centro piazza conducono alla Torre di Aimone di Challant, uno dei monumenti più antichi di Lanzo. È l’unica costruzione fortificata medievale rimasta in città. Venne eretta nel 1357 dal signore di Fénis e di Aymavilles, che ricoprì il ruolo di Castellano fino al 22 maggio 1357, per quasi ventotto anni. La parte bassa della porta principale di Lanzo si può far risalire al periodo dei Monferrato, ovvero al Duecento. La Torre di Challant era la più maestosa della cinta muraria che proteggeva Lanzo nel Medioevo, con le fortificazioni che vennero erette nel corso del XIV secolo. La cinta muraria aveva due camminamenti che permettevano di percorrere le protezioni dall’alto, corrispondenti alle attuali via Cottolengo, a oriente verso Lanzo, e via delle Muraglie, a occidente verso Germagnano. Si calcola che ci fosse una torre ogni 27 metri; v’erano anche due fossati, uno circondante il castello in cima al Monte Buriasco, l’altro a difesa delle mura sottostanti. 

 

 Tutte le fortificazioni furono abbattute sotto la dominazione francese di metà Cinquecento. Charles Cossé de Brissac, viceré di Francia in Piemonte, nel 1551 ottenne la capitolazione di Lanzo. Dopo poco più di quattro anni, il 2 febbraio del 1556, ordinò la distruzione di tutte le opere militari e di fortificazione della Città. Solo la Torre di Aimone di Challant riuscì a salvarsi, a imperituro ricordo del blasone secolare della città. La Torre di Challant era il punto di ingresso al Borgo, con un ponte levatoio che permetteva un migliore controllo alle truppe del Castellano, presenti all’interno della fortificazione. La porta, caratterizzata da un arco a sesto acuto, con mattoni decorati e due capitelli in pietra, rappresentava anche una specie di dogana, visto che era obbligo pagare dazio per accedere o lasciare le Valli di Lanzo. 

La Torre del Borgo antico è alta 24 metri, larga 6,35 metri e profonda 4,60 metri. Le dimensioni sono le stesse che si possono riscontrare presso la base della Chiesa di San Rocco, adiacente il Ponte del Diavolo: erano le misure tipiche dei manufatti difensivi in terra piemontese, nel corso del XIV secolo. I merli a coda di rondine, tipico segno delle fazioni ghibelline, hanno un’altezza di circa 150 centimetri. Nella torre sono visibili le aperture delle guardiole ed i cardini superiori, che sostenevano un grande portone in legno posto a difesa della cittadella fortificata. Si notano ancora le rientranze dove vennero poste le carrucole per permettere agli argani l’azione di sollevamento. Al di sotto dei merli ghibellini spiccano delle caditoie da cui, in caso di difesa, si sarebbero potuti far cadere massi o liquidi bollenti, per cercare di arginare gli attacchi. Tracce di colore sono presenti sopra l’arco principale; si pensa che in tempi antichi il mastio eretto da Aimone di Challant fosse decorato con stemmi araldici, presumibilmente della famiglia Savoia. Purtroppo, il restauro seguito nel 1970 dal professore Augusto Cavallari Murat non riuscì a ridare vita a queste tracce di colore.

 

 

 

 

 

f g

Comitato Ponte del Diavolo


Vi invitamo a spedirci il Vostro ricordo fotografico alla nostra e-mail
pontedeldiavolocomitato@gmail.com




Free Joomla template XS Web Design