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Ponte del Diavolo.

Il Ponte nella letteratura.

La storia del Ponte del Diavolo di Lanzo è legata a doppio filo con alcune opere letterarie che sono state ambientate sulle rive della Stura e che hanno avuto come protagonista il manufatto edificato nel 1378.

Il ponte è stato attribuito al Diavolo soprattutto a partire dall’Ottocento, epoca in cui la letteratura cominciò a riscoprire il demonio come protagonista di romanzi ed opere, come nel “Faust” di Goethe (1805).

“Esistono diverse versioni della leggenda di Lanzo, che possono essere divise in due gruppi”, come argomentato da Giulio Santacroce nel volume “I ponti del Diavolo e altri luoghi misteriosi in Piemonte e Valle d’Aosta”. “Nel primo gruppo rientrano i testi che presentano temi tipici del Romanticismo, come l’amore tra due giovani. Nel secondo gruppo di leggende rientrano quelle che narrano come il ponte sia stato costruito in conseguenza di un patto stipulato tra il Diavolo e un Sant’uomo”.

 

La prima leggenda sul ponte di Lanzo data alle stampe è quella di Angelo Brofferio: nel 1840 la pubblicò sulle colonne de “Il Dagherrotipo”; il racconto venne ristampato nel 1867 sul settimanale subalpino “Il mondo romantico”. La leggenda narra di due uomini di origine contadina, con alterne fortune. Entrambi si innamorarono della stessa donna, a causa della quale, con lo zampino di Satana, trovarono la morte a duello. Il poeta Giovanni Prati riprese il tema dei due giovani innamorati nella ballata in ottave intitolata “Il Ponte di Lanzo (Pont del Roch)”, edita a Torino nel 1856. I protagonisti sono Isello e Lucia, due giovani fidanzati i cui incontri amorosi si svolgono sulle rive della Stura. Isello sparisce, Lucia si chiude in convento, ma non resiste al richiamo dell’amore e viene beffata dal demonio, che seppellisce i corpi dei due amanti ai piedi di Monte Basso.

Luigi Collino fu scrittore e poeta dialettale piemontese; nel 1924 pubblicò una versione della leggenda del Ponte del Diavolo per un sussidiario per la cultura regionale intitolato “Il Piemonte”. Il testo fu in uso nelle scuole elementari del ventennio fascista; nel 1930 il racconto venne ristampato su “Leggende e figure piemontesi”.

Con Nino Costa si entra nella categoria delle leggende che hanno come protagonisti il Diavolo e un sant’uomo. La leggenda di Costa, ideata per il teatro, venne stampata nel 1950 sulla pubblicazione in lingua piemontese “Ij Brandé”; nel 1978, in occasione del sesto centenario della costruzione del ponte, l’azione scenica fu rappresentata nel Parco del Ponte del Diavolo.

Il racconto della scrittrice Maria Antonietta Barbareschi Fino racchiude la versione più popolare della leggenda, pubblicata nel 1975 sul volume “Le Valli di Lanzo tra storia e leggenda”. In questo racconto un eremita riesce a scendere a patti con il diavolo promettendo l’anima del primo passante in cambio di un ponte ad un arco. L’eremita immolò il proprio cane ed il diavolo, furibondo per la presa in giro, si lanciò nel fiume, non senza avere lasciato l’impronta del suo zoccolo, visibile presso la cappella di San Rocco.

Le leggende sul Ponte del Diavolo di Lanzo sono innumerevoli, ma oggi vengono tramandate perlopiù per via orale. Gli scritti hanno lasciato il posto alle cineprese, con il Parco di Lanzo che, a partire dal XXI secolo, è diventato un ambito set per ambientare film e serie televisive.

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Comitato Ponte del Diavolo


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